Abbonamenti agli ebook? Sì, ma per settori

Pubblicato: 21 dicembre 2010 in E-book, Editoria, Mercato

La discussione sull’idea di Mondadori di promuovere abbonamenti per vendere gli e-book si infittisce. In generale, quanti vi hanno partecipato sono aperti alla sperimentazione, sono disponibili a vedere come va a finire e soprattutto ad accettare l’errore: è giusto procedere per aggiustamenti, soprattutto in un settore nuovo e ancora inesplorato.

Leonardo Monaco ha scritto sul gruppo Gli Ebook in Italia (che nel frattempo è diventato un gruppo aperto, considerata la quantità di aderenti) di LinkedIn:

Nell’articolo si parla con scetticismo di questa possibilità: si dice, l’acquisto del libro è fatto d’istinto e non è legato alla scelta di uno specifico Editore… quindi i presupposti per creare un abbonamento per gli ebook non ci sarebbero. Ma il punto di partenza è sbagliato. Se si pensa ancora ad abbonamenti per “Editore” si rimane legati a una logica tipica dell’editoria su carta stampata; il digitale, e le piattaforme digitali, permettono di incrociare tutti i contenuti e di proporre abbonamenti personalizzati sulle esigenze del cliente, creando canali tematici (come fa la tv digitale) pensati apposta per un pubblico specifico. Del tipo: mi abbono a tutti i gialli scandinavi pubblicati in Italia nel 2011, pago un tot, posso consultarli tutti e leggere effettivamente solo quelli che mi piacciono. Così il digitale acquista valore. Un valore che è dato anche e soprattutto da chi gestisce (e pensa) le piattaforme di distribuzione di questi contenuti. 

Marco Dominici ha aggiunto:

Concordo con Leonardo, anche a me sembra un modello molto interessante, comunque da sperimentare. Se non si fanno tentativi, non si potrà mai capire se la strada è quella giusta o no. E’ una mentalità che in Italia secondo me deve essere ancora accettata: l’errore come esperienza e non come fallimento. E’ vero che ci sono dietro soldi (e non pochi), ma i grandi colossi d’oltreoceano sono diventati tali così. 

Segnalo inoltre una discussione che si era aperta su un tema non molto dissimile da questo, la possibilità, concessa di Kindle, di prestare un ebook per 15 giorni a un altro utente, sul blog di Luca Sofri. A chiosa del post, Luca ha scritto:

Editori e venditori possono/devono pensare a modelli di mercato diversi: a sistemi di prestito, di sottoscrizione di abbonamenti, le librerie possono/devono diventare più biblioteche che librerie. Cose che se le legge un editore gli vengono i brividi, a meno che non sia di vedute molto ampie e di sangue molto freddo.Si annunciano tempi incasinati e appassionanti. La musica non è morta nel frattempo. 

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Commenti
  1. Sara Scalzaretto scrive:

    Sono d’accordo con Leonardo e Marco: penso che sia una necessità per l’editore trovare nuovi modi di proporsi ai lettori che catturino l’interesse attraverso logiche diverse (necessariamente) dall’esposizione in libreria. Il canale tematico incrocia, in qualche modo, l’idea di un “gruppo” che già agglomera delle preferenze e possa facilitare (rendere più immediate) preferenze e scelte. Sono d’accordo anche sull’idea che si tratti di una sperimentazione utile e necessaria. Avendo sentito di persona Riccardo Cavallero presentare questa direzione, ho apprezzato lo slancio di innovazione che, purtroppo, non è ancora così scontato – nell’editoria oggi, pensando al digitale – imprimere e trasmettere. Forse si faranno dei passi avanti e qualcuno indietro ma, altrimenti, si resta fermi.

  2. [...] di un pezzo grosso della Mondadori. Ne è nata una discussione ancora in progress – cui invito tutti gli interessati a partecipare – e già il primo [...]

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