Che fine faranno le copertine con gli e-book?

Pubblicato: 5 gennaio 2011 in copertine, E-book, iPad

Jonathan Franzen, Freedom

Dubito che Einaudi riproporrà per la traduzione italiana la copertina originale di Freedom, il capolavoro di Jonathan Franzen a proposito del quale Paolo Giordano ha ammesso di recente sul Corriere della Sera di essersi nuovamente innamorato. Troppo austero il fondo bianco usato a Torino rispetto al trionfo di colori dell’edizione americana che invece potrebbe anche avvicinare qualche lettore in più, altrimenti spaventato dalla mole dei giudizi colti intorno al libro.

Da tempo mi chiedo che fine faranno le copertine con gli e-book. Me lo chiedevo prima che Stefano Salis creasse una rubrica sul Domenicale del Sole 24 ore, prima che Marco Belpoliti cominciasse ad analizzare le immagini di quelle che gli americani chiamano jacket su Ttl anche in formato iPad e che Marcos y Marcos decidesse di esporre, dal 10 al 30 gennaio a la Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano, la grafica di 24 delle sue copertine in una mostra con tavole che riproducono delle carte da gioco (mercoledì 12 gennaio, alle 18.30, l’inaugurazione con Claudia Tarolo e Marco Zapparoli, i quali pescheranno letteralmente dal mazzo e racconteranno la storia di alcune di quelle jacket). Me lo chiedo da quando il New York Times ha pubblicato un articolo nel quale annuncia la morte della copertina tradizionale, adoperando alcuni casi emblematici. Quello di Heather E. Johnson, tra questi, autrice di un blog dedicato ai libri, che racconta di aver iniziato a conversare con la madre di un compagno di squadra di suo figlio, sulle tribune di un campo di hockey ghiaccio in un sobborgo di Baltimora, attratta dalla copertina di un libro (uno della serie di Outlander, di Diana Gabaldon) che l’altra signora stava leggendo:

“I don’t know that I would start a conversation with someone about something they were reading on an e-reader,” Ms. Johnson added. “It might not be something that they want anyone to know that they’re reading.”

Nel futuro prossimo digitale, la copertina potrebbe non essere più fisicamente legata a un libro. Non scomparirebbe del tutto, ma conserverebbe una funzione di marketing online, aprendo una prospettiva nuova: si tratterebbe di sviluppare un concetto grafico più ampio di quanto finora è consentito dai limiti fisici dell’oggetto libro, giocando sulla creatività e anche sulla multimedialità. Non più solo un disegno ma anche un video, una comunicazione che integri più espressioni artistiche a fine prevalentemente pubblicitari. Qualcuno ha già cominciato a farlo, dal momento che in molti hanno già preso a comprare e-book.

“We often get requests to make the type bigger,” said Mario J. Pulice, creative director for the adult trade division of Little, Brown & Company. “Because when it’s on Amazon, you can’t read the author’s name.”

Per curiosità, ecco la copertina di Freedom nella versione Kindle: non ha proprio lo stesso impatto di quella su carta.

Jonathan Franzen, Freedom (per Kindle)

Al contrario, la copertina può assumere un ruolo molto importante nelle app editoriali per iPad. Per i magazine, in particolare, sarebbe opportuno pensare a più cover diverse, che vadano incontro ai gusti individuali dei lettori o comunque a una personalizzazione sempre più spinta dell’esperienza di lettura. Ciò potrebbe creare spazio anche per nuove soluzioni pubblicitarie e consentire agli editori di compiere dei test sui gusti dei lettori. Scrive Mark Pasetsky in un articolo sull’Huffington Post che, come dice spesso Giuseppe Granieri, vale la lettura:

This method will become an essential research approach, which will allow editors to determine the level of interest in a story before they close their issue. Plus, this will be a more time and cost-effective way of doing research compared to traditional focus group models.

What if the competition sees your cover? Of course, this is a big concern but editors can shape their stories much differently for the print issue. At the end of the day, I believe the research will primarily focus on how readers react to certain celebrities and topics versus the exact cover treatment. Of course, there will be cases when stories are too sensitive to send out via the IPad.

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commenti
  1. Luca Pianigiani scrive:

    Credo che l’esperienza vissuta nel settore dei dischi (prima gli LP dalla copertina “grande”, poi CD con la copertina “piccola” ed infine il “file” quasi senza copertina) possa essere una base interessante di valutazione iniziale. Credo fermamente che la forma – compresa quindi l’immagine di copertina (fotografia, grafica, lettering) – richieda giustamente una valutazione, specialmente nella sua funzionalità, quindi un plauso al tema messo sul tavolo della discussione.

    Tempo fa, una persona al centro dell’evoluzione digitale dei libri mi segnalava che uno dei problemi da affrontare nella digitalizzazione è la rinegoziazione dei diritti delle immagini delle copertine, appunto.

    Credo fermamente che serva uno sforzo creativo per fare un valore alle copertine “digitali”, dubito che “spariranno” o si ridurranno ai minimi termini, anzi… ogni spazio già occupato dall’immagine non si perderà, anzi: si potenzierà. E non solo nel marketing, anche per quello che riguarda il prodotto.

    Personalmente, visto la mia vicinanza con il mondo della fotografia e della creatività visuale, spingerò e stimolerò per sviluppare nuove idee e nuovi concetti… e speriamo di vederne delle belle! ;-)

  2. carlo annese scrive:

    Grazie, Luca.

  3. giupasserini scrive:

    Secondo me la virtualizzazione del volume avrà due gravi conseguenze dal punto di vista del progetto grafico: la perdità della dimensione meccanica dell’oggetto-libro, e del potenziale valore aggiunto dei materiali.

    Il primo punto non è eccessivamente critico: la liberazione dalla fisica potrebbe permettere di progettare -ad esempio- bandelle più ampie del libro stesso, o pagine tridimensionali senza il limite (affascinante e a volte esaltante, come nel caso dei libri d’artista) della fisicità.

    Quanto al secondo punto, invece, lasciando da parte i vari feticismi come l’odore dei libri ecc… Si tratta di un serio problema. Non sarà più possibile optare per una carta opaca o lucida, cartoncino o brossura ecc… Quali saranno quindi le differenze tra Hardcover, brossurati e superpocket? Come cambia l’identità di collana? Ha ancora senso parlare di 3 (o più) riedizioni differenti di uno stesso libro via via più economiche, diverse per materiali e prezzo? Non penso sia un problema ovviabile con del semplice rendering grafico; si tratta piuttosto di ripensare processi editoriali consolidati da decenni in una direzione nuova ma altrettanto duratura.

    PS Non so per Freedom, ma ecco cos’è successo per Imperial bedrooms: http://giupasserini.wordpress.com/2010/10/08/198/

  4. [...] l’avvento dell’ebook? E’ una domanda che qualche tempo fa si è fatto Carlo Annese sul suo blog la cui risposta, tuttavia, ci convince solo in parte. Due i tasti su cui si batte: quello della [...]

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