Bridle: Il social reading dev’essere open / 1

Pubblicato: 19 gennaio 2011 in E-book, Editoria, Mercato

James Bridle è un giovanissimo geniaccio londinese. Master in Computer Science con una specializzazione in Intelligenza Artificiale, applica da anni le sue vaste conoscenze nella tecnologia nel campo della letteratura per tentare di colmare il gap tra l’una e l’altra. Ha creato innumerevoli siti, tra i quali quelli di Hachette Uk e del magazine letterario Granta, e nel 2007 è stato il più giovane tra i 50 personaggi più influenti nel mondo editoriale nominati dal London Evening Standard (come curiosità, al secondo posto quell’anno c’era Ian McEwan e al quarto J.K. Rowling). Nel 2009 ha contribuito alla creazione di Enhanced Editions, la prima applicazione di e-reading con l’integrazione di audiobook; ha fondato Bookkake, una piccola casa editrice indipendente nel settore del print-on-demand, e soprattutto ha lanciato Open Bookmarks.org, un sito-concetto che intende sviluppare uno standard aperto di lettura per la condivisione dei bookmarks tra i lettori.

Quest’ultimo è appunto il motivo per il quale James Bridle è stato invitato a partecipare il 3 febbraio a Milano al convegno internazionale If Book Then e io ho avuto la possibilità di intervistarlo. James mi ha gentilmente chiesto di pubblicare la english version dell’intervista sul suo sito principale, booktwo.org. Un onore, dopo l’intervista con Richard Nash.

James, comincerei proprio da una coincidenza che riguarda Richard Nash. Tu hai intitolato il tuo intervento al ToC di Francoforte “La forma del libro e la sua aura”, citando L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin, e anche Nash, rispondendo a una mia domanda in un’intervista di poco tempo fa, ha fatto riferimento al concetto di “aura”. Lo ha fatto in relazione all’affermazione di un importante editore italiano che qualche tempo prima aveva detto: “Dobbiamo essere pronti per il nuovo, ma un file digitale non avrà mai il carisma di un libro cartaceo”. Rivolgo a te la stessa domanda che avevo fatto a Nash: che cosa pensi di questa antitesi, è una paura che scomparirà con il passare del tempo oppure persisterà come errore di prospettiva?

I cd non hanno il carisma del vinile, così come la carta fotografica non ha lo stesso carisma della tela, non mi pare però che la musica o le arti visive abbiano perso molto negli ultimi cento anni; al contrario, abbiamo attraversato, e continuamo a farlo, un periodo di possibilità creative in continua espansione. La nostalgia per il libro cartaceo è fuori luogo: la carta continuerà a essere stampata (sebbene ciò che scegliamo di stamparvi sopra potrà cambiare) e i libri continueranno a essere scritti (e magari noi potremo consumarli in modi diversi da quelli attuali): L’industria editoriale può essere in difficoltà; la letteratura invece sta bene.

Questa volta cito te. Hai scritto: “Ci sono molti argomenti contro gli eBook e sono tutti sulla loro natura fisica. La verità è che i libri sono essenzialmente non oggetti fisici, ma oggetti temporali”. Che cosa significa e in che modo gli eBook potranno cambiare questa prospettiva?

I libri non esistono soltanto nello spazio, ma nel tempo: essi sono avatar sia del processo di scrittura sia di quello di lettura. Tutto quel tempo che gli scrittori hanno passato lavorandoci sopra, settimane e mesi alla loro scrivania; tutto il tempo che tu spendi con un libro, dove vai portandolo con te e come esso ti cambia. Ci sono qualità essenziali del libro che non hanno a che fare con il numero delle pagine o con il tipo di rilegarura. Gli eBook liberano la letteratura dalla necessità di adempiere ad alcuni requisiti non correlati, ma naturalmente ne introducono di nuovi in quantità. Ad esempio, non abbiamo ancora capito che cosa fare delle copertine: abbiamo bisogno di qualcosa per rappresentare gli eBook e per venderli – dobbiamo trovare un modo per sfoggiare le nostre librerie e per chiacchierare con altra gente nei caffè – ma il fatto che stiamo ancora disegnando “copertine” sembra… bizzarro.

Open Bookmarks.org parte da due concetti di fondo:
a) la lettura non è più un’azione individuale e isolata, ma un atto sociale che consente a ciascun utente di condividere i propri segnalibri o bookmarks (in questa parola si comprendono note, sottolineature, ecc.);
b) la lettura “social” dev’essere aperta, a prescindere dalla differenza tra i device e tra le piattaforme di vendita.
Mi chiedo, però, se gli editori e i lettori siano davvero pronti per questa che per molti può essere considerata una rivoluzione. Credi che gli editori permetteranno facilmente di far circolare i propri contenuti in questa epoca nei quali non si parla d’altro che di DRM? D’altro canto, pensi che i lettori non si pongano problemi di privacy nel condividere i propri bookmark (ad esempio: in che modo le informazioni personali condivise di lettura continueranno ad appartenere all’utente che li mette a disposizione e come quelle stesse informazioni saranno usate dagli editori?)

Ho già scritto qui di quanto (b) sia più rilevante di (a): la cosa più importante è che la gente rimanga proprietaria dei propri bookmarks, in modo tale che possa salvarli, archiviarli e riprenderli indipendentemente dai device e dalle piattaforme, i quali al momento sono legate a grandi società che però potrebbero non esistere per sempre. Questo vuol dire “aperto” in Open Bookmarks. Uno dei numerosi benefici di questo approccio sarà anche quello di consentire agli utenti di condividere le proprie letture, ma questo sta appunto alla scelta degli utenti. Ci sono sempre implicazioni legate alla privacy quando si tratta di questi argomenti, ma come ce ne sono per qualsiasi cosa. Se la gente vuole condividere le proprie informazioni, può farlo; se non vuole, non lo fa.
Per gli editori, ci sono questioni simili a quelle che sono già state affrontate a proposito dei DRM e del text-to-speech. Quanto controllo del testo vuoi cedere al lettore (o, meglio: quanto controllo tenti di recuperare attraverso la nuova tecnologia, quel controllo che non avevi mai avuto davvero con i libri cartacei)? Grazie a queste tecnologie, penso che vedremo che i vantaggi di maggiore apertura per gli editori supereranno quella sorta di paura nebulosa di cui si parlava prima

Open Bookmarks.org avrà una forma di filtro o di moderazione?

Sia chiaro che Open Bookmars.org non è un ereader né un social network o un negozio di libri elettronici, ma un approccio e un protocollo che ciascuno di questi soggetti potrà eventualmente usare. Open Bookmarks.org è una proposta per creare uno standard: è un’idea che mi auguro consenta a una quantità di persone di fare delle cose. Filtri, moderazioni e molti altri aspetti, come la protezione dei dati personali e della privacy, dipende da loro.

1. continua

Post collegati: Seconda parte dell’intervista | English version

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  1. [...] journalist and book blogger, has just posted an interview with me at L’età del vetro: Part One and Part Two. (Sorry if I’ve mistranslated the blog title, [...]

  2. [...] di questo post me l’ha data l’articolo/intervista di Carlo Annese a James Bridle (ideatore di Open Bookmarks.org) pubblicato sul blog di Annese, ai cui feeds sono fedelmente [...]

  3. [...] sottolineare, commentare e poter vedere (se e quando voglio) annotazioni, sottolineature e commenti degli altri. Li voglio poter organizzare come piace a me, non come piace a voi: voglio raggruppare nello stesso [...]

  4. [...] James Bridle (per approfondire i personaggi, due belle interviste di Carlo Annese qui a Nash e qui a Bridle) Peter Collingridge e infine Chris Meade. Buona [...]

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