Dialogo sul Project / 2

Pubblicato: 2 dicembre 2010 in Editoria, iPad, Senza categoria

Questa è la mia risposta a Luca Pianigiani (che ringrazio qui):

Luca, per alcune cose sono d’accordo con te, non a caso avevo parlato di prime impressioni. E non a caso avevo sottlineato più che altro quella che mi sembrava la principale novita di Project: l’avvio di un servizio giornalistico non da una pagina bensì da un video o comunque da un evento multimediale, se mi è concessa la definizione. Il gioco dello spostamento della sabbia (o della polvere) per scoprire un titolo, poi, si può interpretare come un tentativo autoironico di partire da una pagina tradizionale trasformandola in uno spazio.
Quanto al doppio orientamento, proprio perchè ho il desiderio di studiare e di capire, ho partecipato a tre seminari, tra i primi che sono stati organizzati in Italia, e tutti gli insegnanti hanno sottolineato la necessitá di pensare a una pubblicazione con due layout alternativi: stessi contenuti, doppia impaginazione. Se penso a contenuti che si integrino nelle due versioni (50% verticale + 50% orizzontale) mi immagino mentre consulto una app del genere: dopo aver ruotato l’iPad una prima e una seconda volta, forse alla terza avrei perso la voglia; guardandomi da fuori, inoltre, mi sentirei un po’ come un personaggio delle comiche degli Anni 30 che continua a girare come un matto un oggetto perché non capisce quale fosse il capo e quale la coda (chiedo scusa per la banalitá, ma è la prima immagine che mi è venuta in testa).
Vanno bene l’emozione, la bellezza e l’impatto, sono d’accordo sulla necessitá di uscire dalle logiche rigide della lettura sequenziale e sull’opportunitá di usare piuttosto stanze, aree o una rete di collegamenti (che possono essere mentali, interdisciplinari, ecc.) come fa ad esempio Eureka del Times, ma tutto questo deve comunque consentire di usufruire meglio dei contenuti e non fermare l’utente alla superficie, sia pure affascinante. La mia esperienza personale è che, dai dieci giornali che ho comprato in app su iPad nell’ultimo mese, non ho letto più di due articoli fino alla fine: mi sono lasciato prendere dalla ricerca dell’interattivitá, dei video, delle animazioni, delle cose belle ed emozionanti, insomma, senza acquisire concretamente granché. Mi ritrovo, dunque, nella maggioranza del campione di un recente studio secondo il quale chi legge un contenuto sul Kindle lo ricorda meglio e piú a lungo di chi lo legge su iPad.
Il design, la trovata grafica, l’ohhhh multimediale dovrebbero aiutare a comprendere i contenuti, non a sviare l’attenzione verso il puro effetto emotivo. E forse questo è il compito più difficile per chi, come me ad esempio, sta cercando di capire come potersi trasformare da produttore di testi piú o meno ben confezionati sulla carta a produttore di contenuti multimediali ugualmente efficaci su un supporto che offre molte piú possibilitá di fruizione (sempre che questo serva a qualcosa… ma è un’altra storia).
Luca, spero che la condivisione del mio pensiero possa essere utile. Giá qualche giorno fa, commentando su Buzz un altro mio post, mi avevi accennato al fatto che stai sperimentando in questo campo. Ti avevo chiesto altre indicazioni e te le richiedo adesso: se può esserti utile, sono qui; per me, lo sarebbe molto.

commenti
  1. Thomas Rossi scrive:

    Credo che vi stiate dicendo la stessa cosa. Io, da profano e soprano, credo che forse si possa chiamare pagina, area, stanza, giornale multimediale; più semplicemente app. Si’, una app. ben strutturata ha una base solida, chiara precisa e veloce. E’ bellissima e sorprendente. E crea dipendenza.
    Thomas

    • Luca Pianigiani scrive:

      No: il concetto, tanto amato da qualche giornalista italiano che le riviste sono delle “app” non lo condivido (e lo trovo fuorviante). E’ come dire che una rivista stampata è “tipografia”. Sono un amante della musica, e amo quello che ascolto prima del come lo ascolto, punto sul contenuto e meno sulla modalità tecnologica che mi consente di ascoltarlo. Con le riviste è la stessa cosa: non condivido la ricerca tecnica, sebbene la studio e la ricerco. Non parlo di orientamento della pagina per mettere “contenuti extra”, perché questo significherebbe definire un contenuto “standard” e uno “aggiunto”. Penso che bisogna progettare i contenuti e studiare come visualizzarli, usando ANCHE la modalità offerta dell’orientamento di un tablet. Nel 2004 ho fatto una rivista in PDF che aveva formati pagine diverse a seconda del contenuto: quadrata la copertina, orizzontali le pagine con immagini grandi e orizzontali (come quelle che si mettono nelle doppie pagine) e verticali per i testi lunghi… questo era ed è il concetto, che la legatoria tradizionale delle riviste cartacee rende complesso.

      Trovo che il fatto che alcune riviste siano progettate da tecnici, oppure da persone legate all’editoria tradizionale cartacea non stiano dando i risultati emozionali, fruibili, interessanti e accattivanti (ma anche semplici da sfogliare… se ci sono istruzioni vuol dire che non è naturale la navigazione… avete mai visto le istruzioni per leggere una rivista cartacea?) che ci si aspetterebbe. O che, quantomeno, mi aspetto e sogno io.

  2. carlo annese scrive:

    Avevo notato un certo accanimento nei confronti dei giornalisti…😉

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