Tombolini/2: “Gli editori italiani sono molto indietro”

Pubblicato: 5 gennaio 2011 in E-book, Editoria, iPad

Geronimo Stilton e Cacciatore di Aquiloni su iPad

Dopo aver raccontato nel dettaglio come sono state sviluppate le due app su iPad per Piemme, la conversazione con Antonio Tombolini si sposta su temi più generali e… decisamente interessanti, come dimostrano i neretti che ho disseminato nelle sue risposte. Su questi temi segnalo anche il post di Luca De Biase con spunti preziosi (ad esempio, “Il web e le applicazioni per l’iPad non sono dimensioni contraddittorie, ma integrate. Le opportunità di business non vanno pensate come il rimedio alla perdita della carta”) e considerazioni costruttive, come “Il design delle applicazioni non è necessariamente chiuso. Si possono creare contenuti specifici per ogni medium. Ma di certo il design di quello che va sul tablet ha le sue specificità: perché il tablet si porta in giro, si tocca, si può apprezzare con più calma e comodità che un pc sulla scrivania dell’ufficio… mentre la velocità e la comodità del pc nell’interazione resteranno a lungo migliori”).

Tombolini, quanti editori stanno lavorando in Italia in questa direzione?

Le nostre app sono l’ammiraglia di un fenomeno che non si muove: Piemme ha rilasciato cinque o sei titoli elettronici, i nostri sono come strenne, pezzi unici per ora. Gli editori italiani sono ancora molto indietro nella sperimentazione sul digitale. Hanno scelto un approccio basic, quello dello sfogliatore di pdf o epub senza aggiungere altri contenuti ai libri cartacei che trasferiscono in quei file, il che non consente di coltivare alcuna ambizione. Eppure ci sono esempi di successo che potrebbero aiutarli a capire in quale direzione andare.

Quali?

La app di Angry Birds. E’ esemplare perché è stata sviluppata con la tecnologia più avanzata, sfrutta al massimo le potenzialità dell’iPad senza mai penalizzare l’usabilità e con un’attenzione particolare alla stabilità della memoria interna (il cui crash è un problema ricorrente, a mio avviso, sottovalutato da Apple). In una parola, è fortemente centrata sull’utente.

Perché, secondo te, gli editori italiani sono così indietro?

Pur essendo sottoposti a un pesante stress da innovazione, con provocazioni continue che provengono da più parti, si rifiutano di capire la tecnologia e, soprattutto, di conoscerla a fondo. Quando decisi di aprire la mia bottega di salumi sul web (Esperya, il primo e più importante sito di e-commerce dedicato alla gastronomia, nota mia), alcuni anni fa, la prima cosa che feci non fu contattare le aziende interessate a vendere prodotti di qualità, a cui comunque mi sarei rivolto, ma prendere un manuale di Html 4 per capire con che cosa avrei avuto a che fare per far funzionare il mio business online. Gli editori italiani concepiscono la tecnologia come una diminutio della propria cultura: si stanno adeguando al mercato, perché l’approdo al digitale è ormai un dato di fatto, ma con il mal di pancia.

Con quali conseguenze?

Pessime, almeno per i loro conti. Non essendo competenti, molti editori stanno ricevendo offerte di agenzie che un tempo lavoravano sul web e ora si sono riconvertite alle app per iPad fino a venti volte più basse. Siamo in una fase nella quale il tentativo di vendere pezzi di vetro per diamanti è molto forte.

2. fine

Il post precedente: 1

Ho scritto anche: Un’edicola italiana per i comics

commenti
  1. […] bella intervista sul blog L’età del vetro in due parti (parte 1 e parte 2) a Tombolini sul mercato italiano di ebook per […]

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