Nash: Cursor e il futuro dell’editoria / 2

Pubblicato: 9 gennaio 2011 in E-book, Editoria, Mercato

Richard Nash

Hai partecipato all’ultima edizione della Fiera del Libro di Francoforte: in base a ciò che hai visto e sentito, che cosa prevedi possa accadere nei prossimi mesi nel mercato dell’editoria digitale in Europa?

Intanto, guardando oltre il prossimo decennio, penso che gli eBook (cioè, i download digitali) scompariranno e al loro posto si affermeranno modelli di testo digitale disponibile in cloud, simili a ciò che attualmente sono Spotify o Last.fm. Ma prima che ciò avvenga, il focus sarà concentrato sugli eBook tradizionali, sui download con DRM e sulle catene del valore. Negli Stati Uniti la crescita è stata un effetto della penetrazione dei device nel mercato: in futuro, la curva di crescita dei ricavi derivanti dalla vendita dei contenuti si potrà tracciare abbastanza vicino a quella della penetrazione nel mercato di Kindle, Kobo, iPad e di qualsiasi piattaforma possa nascere nel frattempo. Qualunque sia il numero, comunque, è difficile prevedere se ciò sia più in funzione dell’offerta che della domanda: quando quei dispositivi e la massa critica dei contenuti saranno disponibili? E questa decisione è nelle mani delle grandi corporation, non nelle mani dei lettori. Trovo che la disponibilità dei primi sia più difficile da calcolare di quella dei secondi.

In che modo l’esperienza che tu e altri “editori digitali” state facendo negli Stati Uniti può essere utile per gli editori europei?

La tecnologia è diversa a seconda delle culture, ma penso ci sia una tendenza a sovrastimare la differenza sul modo in cui la gente scrive e legge: il linguaggio è lì dove noi vediamo la differenza e quella differenza è positiva. Detto questo, ciò che affermavo prima a proposito della penetrazione dei device negli Stati Uniti è ugualmente importante per l’Europa, io credo. Al di là di questo, non c’è realmente nulla di particolarmente interessante in ciò che gli editori americani stanno facendo. Gli insegnamenti arrivano dalle fonti più diverse: da altre culture, d’accordo, ma anche da altre industrie e da altri tempi. Le cose che, per me, saltano di più all’occhio? Il crescente valore del testo. Per esempio, quando la gente si frega le mani sul presunto primato del video sul romanzo, mi viene da pensare agli SMS e a quanto il testo abbia a che fare con questo. Lo stesso vale per il social gaming, che è ampiamente basato sul testo, non sulla grafica in 3-D. Altri fenomeni che ritengo importanti: lo spostamento da un modo di consumo dei media basato sui file a uno basato sullo streaming; il desiderio sempre più diffuso dei “consumatori” di essere produttori a loro volta; e l’invecchiamento della popolazione occidentale che avrà come effetto quello di invertire la tendenza degli ultimi decenni di avere poco tempo libero. Anche se si alzasse di un altro paio di anni l’età per la pensione, la realtà è che la quantità di tempo che le persone hanno tra la pensione e la morte è enormemente aumentata. L’aspettativa di vita in Occidente è cresciuta di un anno ogni quattro e ciascuno di questi aggiunge un 10% alla durata della vita dopo la pensione. I videogames sono passati a loro volta da un modello basato sull’acquisto di un CD a un modello basato su abbonamenti (un modello free-but-pay per beni virtuali) e intanto gli editori continuano a piagnucolare su quanto i 9.99 dollari fatti pagare per scaricare un eBook non coprano la loro struttura dei costi. Per usare una metafora sportiva, nell’editoria passiamo troppo tempo a lamentarci con gli arbitri.

A che punto siete con i test?

Stiamo testando il sito di Red Lemonade, la prima community editoriale che funzionerà sulla piattaforma Cursor. E’ l’unico tentativo di reinvenzione globale e da cima a fondo di ciò a cui assomiglia una casa editrice. Globale, ma anche preliminare. Se da un lato sembra che combini una grande quantità di aspetti innovativi del Web 2.0 e la tradizionale prudenza di un editore, il digitale e la stampa, la produzione artigianale e quella su vasta scala per il grande pubblico, cultura alta e cultura bassa, è soprattutto progettata per operare con una serie di feedback molto stretti e veloci con i nostri utenti (che sono sia autori sia lettori, spesso l’uno e l’altro nello stesso tempo): in questo modo, spero che evolva rapidamente in relazione con l’evoluzione della realtà della nostra società, della sua cultura e della sua tecnologia.

Un’ultima questione riguarda la scrittura: gli eBook e ciò che tu immagini prenderà il loro posto in futuro cambieranno il modo di scrivere?

La scrittura cambia in relazione a varie spinte sociali, culturali e tecnologiche. Ho il sospetto che quando gli abitanti del XXII secolo guarderanno indietro verso il XXI, gli eBooks si riveleranno uno sviluppo abbastanza minore, secondario. C’è stato, d’altra parte, un periodo all’inizio di questo secolo nel quale si pensava che il telefono potesse dichiarare la fine della musica live. Sì, la tecnologia modificherà la scrittura, ma dubito che questo cambiamento avrà molto a che fare con gli eBook: accadrà in conseguenza di cose che non abbiamo ancora nemmeno cominciato a immaginare.

2. fine

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