Revista Ñ, se la app è più bella della carta

Pubblicato: 11 gennaio 2011 in Editoria, iPad

revistaenie

Una collega argentina del settore grafico mi ha portato da Buenos Aires una copia di Ñ, il settimanale culturale del Clarin. Teneva a farlo dal momento che le avevo mostrato con entusiasmo l’app (gratuita) per iPad della rivista. Il primo numero di quella app, dedicato alla presentazione ufficiale dell’anno nel quale Baires sarà la capitale mondiale deli libro, aveva una cover-non cover con la musica di un tango che partiva in automatico in sottofondo e una serie di soluzioni grafiche molto efficaci e interessanti. I numeri successivi, che in verità non seguono direttamente le uscite della rivista cartacea, hanno perso un po’ di inventiva ma sono riusciti abbastanza bene. L’equivalente cartaceo (un tabloid ridotto, delle dimensioni di Urban, 36 pagine di carta pesante), fatta eccezione per una prima pagina originale e dinamica è una delusione: da un punto di vista grafico, è simile a tanti altri, pulito, essenziale, costruito per valorizzare i contenuti, alcuni dei quali di altissima qualità, e favorire la lettura. Certo, non entusiasmante come la versione digitale.

Ñ è la prova di quel passaggio necessario che gli editori dovrebbero compiere dalla carta al digitale, imboccando strade parallele e utilizzando contenuti comuni ma non simili, con Internet nella funzione di filtro e punto di raccordo tra l’una e l’altro poiché – come ha scritto qualche giorno fa Luca de Biase sul Sole 24 ore – “l’innovatività della rete continuerà a lungo a mantenere la leadership culturale sul settore dei contenuti digitali”. E’ ciò che Frédéric Filloux sintetizza nel primo dei quattro insegnamenti che il calo delle vendite dei primi magazine su iPad hanno lasciato:

Don’t try and replicate old concepts. Go for new ones. The balance between text and photographs, for instance, needs to be reinvented. The way images are presented and even produced must also be adapted to the new medium. This would be a better use of an art director’s team than, month after month, redesigning a landscape version of a magazine originally intended for a page, like Wired or Time have been doing.

Filloux, che accenna anche alla necessità di un’edicola digitale (quella alla quale starebbe lavorando Google per Android) e di un’unica esperienza e-magazine-like, racconta di aver trovato nelle edicole di New York la stessa identica copia dei giornali che aveva scaricato su  iPad: quest’ultima costava una o due sterline in meno e aveva qualche animazione e video in più. Ne è rimasto frustrato:

Publishers lured themselves into thinking electronic convenience plus a dash of add-ons would fill the gap between paper and tablet. Nope, they didn’t. Once ubiquitous availability removed the storage advantage (which only appeals to the road-warriors segment), the magazine on paper won. (Newspapers are a different story).

commenti
  1. stefano gatti scrive:

    Verissimo quello che scrivi Carlo. Sono convinto che la maggior parte degli editori/autori non ci abbia capito ancora un tubo della nuova editoria digitale. Bisogna che escano degli schemi e superino il concetto della “carta” per lanciarsi nello sfruttare le nuove possibilità. E’ un’arte diversa, un modo di “comporre” differente … ma è facile avere tecnologia … molto più difficile usarla bene

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