Bridle: Il social reading dev’essere open / 2

Pubblicato: 19 gennaio 2011 in Editoria, Mercato, Uncategorized

James Bridle, immagine tratta da thisisplayful.com

James, a che punto è lo sviluppo di Open Bookmarks.org?

Esiste un wiki dedicato a standard, strategia e terminologie che sta andando molto avanti.

Al ToC di Francoforte hai detto che “in varie parti d’Europa, in Svezia e in Germania in modo particolare, ci sono organizzazioni che raccolgono in un solo sito tutti gli e-book pubblicati. Non capisco perché non si possa fare anche con i libri elettronici in inglese”. Qual è la tua impressione del mercato italiano? Credi che gli europei passeranno a leggere libri su eReader?

Non conosco a sufficienza il mercato italiano per poter fare delle previsioni concrete, ma gli eBook stanno assolutamente arrivando, dappertutto, e da quello che ho visto nei diversi mercati, ognuno adotta nuove pratiche più velocemente in base a quello che impara. E noi stiamo ancora continuando a imparare.

Quale può essere la chiave del successo degli eBook: la penetrazione dei device, la disponibilità di un gran numero di titoli, la diffusione degli standard per il social reading?

Il fattore più importante, secondo me, non è tanto la penetrazione dei device (gli ereader sono in giro da almeno una decina d’anni) né la disponibilità di libri (sebbene questo stia diventando un tema importante e noi abbiamo bisogno di venirne a capo), quanto piuttosto un servizio e un processo di distribuzione continui e senza soluzione di continuità. Questo è ciò che Apple ha realizzato con iTunes ed è anche il motivo per il quale Amazon e il Kindle stanno per monopolizzare gli eBook – almeno sui mercati di lingua inglese. Gli editori possono scegliere se sostenere i modelli attuali oppure se supportare alternative più aperte.

Pensi che il social reading potrà influenzare in qualche modo gli autori e il loro modo di scrivere?

E’ possibile, ma sono sempre diffidente rispetto all’idea che la tecnologia influenzi gli scrittori o che gli autori scrivano in funzione di particolari tecnologie. Gli scrittori che sperimentano ci sono sempre stati, che si tratti di BS Johnson che ha lavorato sulla forma del libro o di Umberto Eco che si è occupato della forma del linguaggio, e ora attendo con ansia esperimenti simili con gli eBook e con il social reading (io stesso sto cercando di sollecitarli con progetti come www.artistsebooks.org. In ogni caso, penso anche che ci sia uno spazio infinito per forme tradizionali di scrittura: il romanzo non morirà assolutamente presto.

2. fine

Il post collegato: Prima parte dell’intervista | English version

commenti
  1. […] and book blogger, has just posted an interview with me at L’età del vetro: Part One and Part Two. (Sorry if I’ve mistranslated the blog title, […]

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