Leggere libri a San Francisco e giornali a New York

Pubblicato: 23 gennaio 2011 in Editoria, Giornalismo

Immagine tratta dal New York TimesImmagine tratta dal NY Times

Sto faticosamente scalando una montagna di ritagli di giornali accumulati negli ultimi cinque-sei mesi (spesso ho il timore di diventare come i due fratelli protagonisti di Homer e Langley, di E.L. Doctorow, affetti da disposofobia, ma mi è sufficiente dare un’occhiata al mio ereader Onyx o a un iPad per tranquillizzarmi) e mi imbatto sovente in articoli molto interessanti su argomenti che sembrano già quasi vintage. L’apertura dell’inserto Travel del 5 dicembre, a firma di Gregory Dicum, ne è un esempio. E’ un viaggio nella San Francisco delle librerie indipendenti, della lettura e dei lettori, pieno di piccole grandi scoperte. Lo stesso Dicum, però, dà una descrizione della situazione, che trovo perfetta, a proposito dell’essere vintage:

Books, we are told, are a half-millennium-old technology on the cusp of being swept away forever. So a journey to San Francisco to immerse oneself in them might seem the cultural equivalent of going to visit the glaciers before they melt. But in San Francisco, the home of many of the very technologies that have drawn a bead on the book, visitors will find a living, historically rooted literary scene that, though it has surely heard the news of its own demise, isn’t buying it.

Il servizio su A Reader’s San Francisco è una bellissima prova, non solo di giornalismo di scrittura, ma anche di integrazione tra testo e immagini, che trova nella versione online un’espressione definitiva, con una mappa delle librerie citate e uno slide show (da cui è tratta la foto di questo post) molto efficace. Ma soprattutto con le due correzioni apportate a distanza di due settimane dalla pubblicazione, a conferma del fatto che un certo tipo di lettura su Internet non è necessariamente di breve durata, ma ha vita lunga e offre la possibilità di integrazioni potenzialmente continue. E che tutto ciò accada con il New York Times (e non, per esempio, con i giornali italiani e le loro versioni online) non è certo casuale. Il Post rilancia oggi un pezzetto di Maurizio Molinari nella rubrica La cucina dei giornali su La Stampa, che racconta (non citando purtroppo la fonte) quella che a me sembra un naturale e necessario adeguamento a ciò che sta già di fatto accadendo, ma ad altri sembra ancora una rivoluzione. Bill Keller, il direttore, ha deciso di riorganizzare il lavoro in redazione (il neretto è mio):

Alle riunioni redazionali del mattino e del pomeriggio verrà chiesto ai responsabili di desk e pagine di concentrarsi su «quali sono le storie più importanti delle prossime ore» al fine di coprirle sul sito online, sui blog dei giornalisti e sui social network come Facebook e Twitter. «Se finora i capi dei desk andavano alla riunione del mattino tentando di immaginare come avrebbe dovuto essere la prima pagina del giorno dopo – ha spiegato Keller in un memo inviato via email – ora invece devono concentrarsi su cosa mettere online nel giro di poche ore».
Il focus non deve più essere su cosa i lettori leggeranno domani in carta ma su cosa vedranno fra qualche ora su Internet.

commenti
  1. […] This post was mentioned on Twitter by Luca Conti and Firebringer, Carlo Annese. Carlo Annese said: Leggere i libri a San Francisco e i giornali a New York: http://wp.me/p1fQvz-cx […]

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