Archivio per la categoria ‘Editoria’

E adesso tocca a noi

Pubblicato: 21 novembre 2012 in Editoria, GQ, iPad, Media

Dopo tanto parlare, criticare, elaborare, è arrivato il momento di fare, in prima persona. Tra qualche giorno, GQ Italia lancerà una app per iPad: non una semplice replica in pdf, ma un giornale interattivo, ridisegnato per il tablet. Davvero un nuovo modo di leggere GQ. Aspetto critiche, stroncature e, magari, anche qualche complimento.

Questo è il trailer che lo accompagna, realizzato da My Boss Was (autori, tra l’altro, della colonna sonora del reading di Paolo Giordano a BookCity di Milano). Presto altre novità.

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Il ritratto di Steve Jobs by Charis Tsevis

Per alcuni giorni ho creduto che la morte di Steve Jobs fosse finalmente figlia del suo tempo.
Poche ore dopo, Wired Italia era in edicola con una cover che sembrava più una scelta da puro instant che il frutto di una combinazione fortunata.
Stephen Fry ringraziava via Twitter tutti i quotidiani che gli avevano chiesto un articolo commemorativo, rinviando esclusivamente al suo blog, salvo scrivere meno di una settimana più tardi sul Guardian una official review dell’iPhone 4S che era più di una celebrazione postuma:

Some people become synecdoches, symbols or metonyms. Whether you think he was overpraised by some, underappreciated by others or whether you don’t give a hoot doesn’t really mean much to me. He mattered to me enormously. The standards he set, the passionate belief he had in the way that technology, the arts, design, fun, elegance and delight could all co-exist, the eternal pushing for higher standards, the refusal to accept standard paradigms in anything, either the conventional modus operandi of corporate affairs, technological matters or market practices was an example from which the world will continue to learn.

E le innumerevoli, differenti, anticipazioni in tutte le lingue dalla biografia di Walter Isaacson davano quasi l’idea di un libro con licenza Creative Commons più che di un’intelligente operazione commerciale destinata a essere un best seller.

Ma è stato sufficiente navigare tra i siti italiani di e-book, proprio in cerca di quel titolo, per ritornare alla – nostra – realtà. A meno di improvvisi lanci notturni, il libro di Isaacson domani in Italia si venderà soltanto su carta, con il 15% di sconto on line, mentre su Amazon.com il prezzo di copertina è di poco superiore al 50% (17.88 dollari, rispetto a 35) e quello in versione digitale, che sarà “consegnato” domani ai Kindle di tutto il mondo, ancora più basso: 13.79 dollari. L’uomo che ha cambiato il futuro, inventando l’iPad per leggere libri e giornali su una tavoletta, non l’ha cambiato per tutti.

L’archivio delle copertine

Pubblicato: 20 ottobre 2011 in copertine, E-book, Editoria

La copertina di The Kiss, dal Book Cover ArchiveLe copertine. Sono la parte dei libri cartacei della quale sento di più la mancanza mentre continuo a comprare e leggere e-book. Per questo, l’essermi imbattuto in questo archivio delle cover più originali (spesso sono anche le più semplici) è stato quasi provvidenziale. Anche perché, oltre all’esposizione, il sito contiene link preziosi ai siti di alcuni dei migliori cover designer (da Pearson a de Vicq) e utili consigli di lettura, per libri dedicati all’argomento.

 

P.s.: sono tornato? Mah, forse. Spesso mi imbatto in articoli e suggestioni così interessanti, che mi verrebbe voglia di ricominciare con continuità. Questo, ad esempio, che ho comunque segnalato via Twitter. Ma non mi sento di garantirlo.

 

L'Inkiesta.it

La nascita di un nuovo giornale, su carta online o per iPad,sta diventando un evento. Murdoch lo ha trasformato addirittura in uno show, invitando domani al Guggenheim Museum di New York per il lancio di The Daily. Altri, invece, hanno scelto la linea “open”. E’ il caso di L’Inkiesta.it, il web-giornale varato ieri su iniziativa di 70 professionisti: è open source per la piattaforma utilizzata (Drupal), open mind per l’approccio giornalistico e open… doors per la volontà di dichiarare tutto subito in un ottimo inizio:

Quella che vedete oggi è la versione “beta”, cioè una versione ridotta e sperimentale de L’inkiesta.it. A primavera 2011, forti dell’esperienza di questa prima fase, lanceremo la versione definitiva del sito e l’applicazione iPad. Dal punto di vista tecnologico abbiamo deciso di optare su Drupal, una piattaforma open source a cui ciascuno può dare il proprio contributo, e di dare fiducia a da due bravi informatici trentenni conosciuti, in modo casuale, a Torino in un “Drupal Camp”, uno di quei luoghi dove, dal basso, si ragiona e si lavora sul futuro dei giornali on line.

La redazione de Linkiesta.it, guidata dal trentaduenne Jacopo Tondelli è composta da 6 giornalisti assunti a tempo indeterminato, 5 collaboratori coordinati e continuativi e 2 giornalisti praticanti con contratto annuale, oltre a oltre 20 collaboratori e corrispondenti remunerati ad articolo.

Ieri sera, alla Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno ho avuto un déjà vu. Mi è sembrato di rivivere un convegno di 15 anni fa su Internet e il giornalismo, a Milano, con Vittorio Zambardino tra i relatori. Ho respirato la stessa aria di pionierismo, ho vissuto il medesimo entusiasmo di allora per qualcosa che sta per accadere, ha grandi potenzialità, ma in pochi riescono ancora a governare con l’immaginazione. Allora l’argomento era appunto il web, oggi è l’editoria digitale. Sia chiaro, occasioni come Edigita sono preziose per trasmettere un po’ di conoscenze a una platea più vasta di quella degli specialisti (alcuni dei quali costituiscono ormai una compagnia di giro: si possono trovare a Milano come a Casalecchio, Roma…): aiutano a non demonizzare la novità, a divulgare in maniera semplice e colloquiale i fondamenti su cui si basa e a fornire qualche numero.

I numeri, per la verità, sono pochissimi poiché nessuno ha voglia di ammettere che finora s’è fatto tanto rumore per quasi nulla. Le sole cifre che sono venute fuori riguardavano le biblioteche universitarie: l’anticipazione dei risultati di un’indagine sulla diffusione degli eBook negli 80 atenei italiani. L’indagine è partita un anno e mezzo fa, dunque molto prima che del fenomeno della letteratura digitale si parlasse in maniera massiccia, con l’utilizzo di un questionario:

  • Hanno risposto 51 atenei su 80
  • Solo 24 atenei hanno dichiarato di aver acquisito eBook
  • Di questi 24, la maggior parte è nel Nord Italia
  • Quasi tutti hanno sottolineato le limitazioni imposte dai DRM all’utilizzo degli eBook
  • Il numero degli eBook catalogati nell’Opac è risibile (l’Università di Bologna, che ha 57.000 eBook, ne ha catalogati appena 1000).

Oltre a questo, è venuto fuori poco altro, se non una considerazione che è stata ripetuta più volte con malcelato entusiasmo da parte degli editori (pochi, per la verità) presenti: la diffusione degli eReader ha creato un nuovo bisogno il cui effetto principale è il grande ritorno del .pdf. Sì, insomma, il prodotto digitale più venduto di questa prima fase è il libro in .pdf piuttosto che quello in .ePub. E questo, per gli editori tradizionali, è rassicurante, dal momento che il grande salto verso il digitale è vissuto da molti di loro come una preoccupazione anziché come una opportunità.

Nulla, in ogni caso, è venuto fuori in tema di idee, proposte, soluzioni innovative per le app di quotidiani e magazine. E non certo perché non ci sia ancora nulla. Quasi tutti, mi riferisco anche e soprattutto agli americani, sono molto abbottonati, aspettano che qualche concorrente inciampi e si faccia male pur di rimanere aggrappati, appunto, alla tradizione del. pdf . C’è ancora un forte timore di condividere le conoscenze, anche provenienti da altri settori che invece potrebbero fornire esempi utili. Ne prendo due, per mia futura memoria, da questo articolo:

Narration: The comics field is inspiration here, but so are the narrated slideshows that Newsweek/Washington Post pioneered almost a decade ago online. A handful of magazines such as The New Yorker, People and the b2b title Pharmacy Times are putting voice tracks and the writer’s voice into the app, but this should be de rigueur.

Find an excuse to use location: The magnificent iPad app from music video powerhouse VEVO has a “Music Map” function that shows you what videos people in your area are viewing. Why does someone want to know this? It gives readers a feeling of community, and it makes the brand immediately relevant by telling people things about the people nearby they didn’t know. Publishers need to start thinking about the location-based nature of mobile access. Once they find a way to leverage location (even in the most ephemeral way), they may start thinking harder about how their brands actually can serve people more directly on the local level.