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Il ritratto di Steve Jobs by Charis Tsevis

Per alcuni giorni ho creduto che la morte di Steve Jobs fosse finalmente figlia del suo tempo.
Poche ore dopo, Wired Italia era in edicola con una cover che sembrava più una scelta da puro instant che il frutto di una combinazione fortunata.
Stephen Fry ringraziava via Twitter tutti i quotidiani che gli avevano chiesto un articolo commemorativo, rinviando esclusivamente al suo blog, salvo scrivere meno di una settimana più tardi sul Guardian una official review dell’iPhone 4S che era più di una celebrazione postuma:

Some people become synecdoches, symbols or metonyms. Whether you think he was overpraised by some, underappreciated by others or whether you don’t give a hoot doesn’t really mean much to me. He mattered to me enormously. The standards he set, the passionate belief he had in the way that technology, the arts, design, fun, elegance and delight could all co-exist, the eternal pushing for higher standards, the refusal to accept standard paradigms in anything, either the conventional modus operandi of corporate affairs, technological matters or market practices was an example from which the world will continue to learn.

E le innumerevoli, differenti, anticipazioni in tutte le lingue dalla biografia di Walter Isaacson davano quasi l’idea di un libro con licenza Creative Commons più che di un’intelligente operazione commerciale destinata a essere un best seller.

Ma è stato sufficiente navigare tra i siti italiani di e-book, proprio in cerca di quel titolo, per ritornare alla – nostra – realtà. A meno di improvvisi lanci notturni, il libro di Isaacson domani in Italia si venderà soltanto su carta, con il 15% di sconto on line, mentre su Amazon.com il prezzo di copertina è di poco superiore al 50% (17.88 dollari, rispetto a 35) e quello in versione digitale, che sarà “consegnato” domani ai Kindle di tutto il mondo, ancora più basso: 13.79 dollari. L’uomo che ha cambiato il futuro, inventando l’iPad per leggere libri e giornali su una tavoletta, non l’ha cambiato per tutti.

Con Jeff Bezos e Diego Piacentini, 31/1/2011

Ha ragione Beppe Severgnini: la risata di Jeff Bezos è un pezzo unico. Non so se definirla una scarica di adrenalina o un suono così profondo da provocare imbarazzo. In ogni caso, è un’esperienza, così come essere fissato dai suoi occhi lucidi di sonno e di genialità, e ascoltare i suoi cliché che però fanno sempre un enorme effetto. Avevo poco spazio per qualcosa che non fosse un’intervista “pop” per un giornale “pop” – in uno slot fra Luca De Biase ed Ernesto Assante, dentro un salottino del Four Season di Milano -, ma un paio di domande extra le ho tenute sull’editoria digitale.

Perché Amazon non ha ancora messo in vendita eBook in italiano?

La nostra visione per i prodotti legati a Kindle è che ogni libro, nato in digitale o trasferito dalla carta, in qualsiasi lingua sia scritto, dev’essere disponibile in sessanta secondi. Stiamo lavorando perché questo accada anche in Italia: ci stiamo arrivando.

E’ ancora convinto che i libri cartacei non sono morti?

I libri rimarranno vivi, ma forse saranno eBook. Chi pensa al libro come a un certo numero di pagine, alla colla e alla rilegatura che le tiene insieme, pensa al contenitore. Il vero libro è ciò che è scritto dentro, è l’opera dell’autore, che si tratti di un saggio o di un romanzo. Quella resterà, la parte fisica è destinata a scomparire.

Kindle è di fatto una cross-platform. Perché non volete rendere il formato .AZW open source, risolvendo così il problema della incompatibilità con l’.epub?

Un formato diviene uno standard con il passare del tempo. Potendo gestire un nostro formato proprietario, siamo stati capaci di innovare molto rapidamente molto rapidamente alcune funzionalità fondamentali di Kindle. Per esempio, il nostro eReader consente di aprire le pagine molto velocemente, di riformattare rapidamente il testo quando un utente cambia le dimensioni del carattere. Queste caratteristiche non sono soltanto utili, ma fanno la differenza fra il nostro eReader e gli altri.

Lei è favorevole o contrario ai DRM?

Lascio agli editori la scelta, non sta a me.

Ma lei, un giorno, vorrà fare l’editore?

Di fatto, Amazon è già partner di alcuni editori indipendenti e ha creato dei supporti per consentire alle case editrici o a singoli autori di pubblicare con facilità i propri eBook.

Che consigli darebbe oggi a un editore di un giornale? Pensa che i giornali cartacei possano sopravvivere?

Tu sei preoccupato di essere qui a intervistarmi? No, immagino, perché sai che cosa chiedermi e sai come si conduce un’intervista. I fondamentali sono gli stessi, bisogna soltanto essere capaci di differenziare i prodotti. Vedo un cambiamento continuo nel mondo della stampa e sono convinto che il cambiamento andrà avanti a lungo. Il consiglio che posso dare agli editori è: sperimentate, presto e spesso.

Un’azienda italiana, che fa parte di Simplicissimus Bookfarm, produrrà app per Kindle, l’eReader di Amazon. La notizia dovrebbe essere ufficializzata domani con tutti i dettagli, compreso l’annuncio del debutto di una di queste applicazioni, in vendita attualmente solo sul mercato statunitense, tra aprile e settembre del 2011.

I tempi, con le app di Kindle, sarebbero lunghi fin dall’inizio. Il lancio di una sorta di Kindle App Store risale infatti al 21 gennaio 2010, parallelamente alla creazione di un kit in beta per gli sviluppatori, disponibile per tutti: in realtà, sembra che Amazon abbia limitato a una trentina il numero delle società riconosciute. I primi due giochi, con una forte impronta testuale (considerate le caratteristiche del Kindle: schermo e-ink bianco e nero, manualità ridotta, ecc.), sono usciti soltanto il 5 agosto: Shuffled Row ed Every Word. Poi hanno fatto seguito varie altre app, quasi tutte di gaming, come l’inevitabile Scrabble. Ma l’ampia diffusione del Kindle sotto forma di app per iPad e affini può ampliare le opportunità.

Agli sviluppatori autorizzati va il 70% degli incassi (il 30% ad Amazon), al netto di un costo aggiuntivo per il download di 0.15 a Megabyte. Finora il prezzo medio di una app è di 4,99 dollari: considerato che il mercato è quello globale e che, in presenza di poche app, gli utenti tendono a comprarle quasi tutte, l’impresa sembra abbastanza interessante e comunque prestigiosa.

Bookcrossing.com

“Grrrr it sucks we can only lend the book once”, scrive Erica Frost. Erica è uno dei 1890 aderenti al gruppo di “prestatori” di libri creato su Facebook pochi giorni dopo che Amazon ha reso possibile acquistare un e-book per Kindle (ma c’è un gruppo anche per i possessori del Nook di Barnes&Noble, con 4345 membri al momento) e metterlo gratuitamente a disposizione di un altro utente, però appunto uno soltanto, per 14 giorni. Qualcosa di simile al bookcrossing (do you remember…?), ma a tempo.

Per ora, la funzionalità è attiva unicamente negli Stati Uniti (in Italia dovrebbe arrivare entro la primavera) e i consumatori americani si sono organizzati, creando una nuova forma di solidarietà, probabilmente non prevista (almeno in queste dimensioni, siapure iniziali e ridotte) dagli strateghi di Amazon. Non serve conoscersi di persona né è necessario essere amici su Fb, basta mettere a disposizione o chiedere libri in prestito, rendere pubblici il proprio nome e la propria e-mail (può essere diversa da quella fornita per creare il proprio profilo su Amazon) e accettare la scadenza dei DRM associati al file (chi offre l’e-book non potrà leggerlo durante il periodo del prestito). Questo dovrebbe rendere impossibile  la pirateria, finché qualcuno non riuscirà a crackarli: ma quanti lettori, e soprattutto lettrici, di romanzi digitali sono così impallinati da voler a tutti i costi diventare degli hacker?

Ne ha scritto: Publishing Perspectives

Altro commento, questa volta di Raffaele Cardone (rilanciare i post su gruppi “esterni” impedisce di mantenere la discussione sul blog) sul record di vendite del Kindle per Amazon:

Quello che non sappiamo ancora è “chi” compra gli ebook; non abbiamo un preciso profilo socio-economico-culturale del consumatore; inoltre i dati di vendita degli ebook (nei mercati significativi) sono spinti dalle nuove release del Kindle. La comercializzazione degli altri reader, a parte iPad, e in US il Nook, non hanno ricadute apprezzabili sul mercato degli ebook.
Amazon resta abbottonato, Apple e B&N pure. Più reader in circolazione, più ebook acquistati: è vero, ma per adesso solo in questa contingenza. Se Amazon ci dicesse quanti ebook acquistano/hanno acquistato i possessori di Kindle nel corso del tempo potremmo prendere le misure, potremmo avere un’idea della dimensione della “esplosione”, depurata dal vaporware mediatico.
Secondo me i reader in b/n e-ink, per quanto sofisticati siano e possano diventare, sono nati già morti perché non possono competere con i tablet, in nessun campo, anche nella lettura dei libri. Sono un buon business per Amazon (adesso, e grazie al fatto che Amazon è Amazon…), ma contano molto poco per le altre major come Sony o Philips.Sia come sia,al di là del giochino delle previsioni, il vero nodo per la diffusione dei contenuti digitali sono i diritti (agency/non agency) e il modello di business: il 2011 dovrebbe farci vedere meglio verso dove si indirizzano i mercati. E di che tipo di esplosione si tratta.

In effetti, Amazon per ora fa sapere soltanto che l’e-book più venduto è The Girl with the Dragon Tattoo, di Stieg Larsson, seguendo esattamente la stessa tendenza dei best seller di carta. In questi ultimi giorni, invece, è salito in testa Stupid American History. Forse non era così rilevante saperlo…

Dai primi dati di Bookrepublic viene fuori una conferma della teoria della coda lunga. Oltre ai best seller, una discreta disponibilità di titoli digitali ha indotto i primi consumatori a scorrere i cataloghi: se non ricordo male, finora è stata acquistata almeno una copia di oltre il 75% dei libri messi in vendita.