Archivio per la categoria ‘Media’

Print is not dead. Really!

Pubblicato: 6 gennaio 2013 in Giornalismo, Media, Uncategorized
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Photo taken by Pop Matters

Suggerisco un’idea ai responsabili delle scuole e delle facoltà di giornalismo per il primo giorno di lezione: mostrare Page One, un documentario di 92′ realizzato da Andrew Rossi e distribuito in Italia da Feltrinelli, su 14 mesi di vita dentro il New York Times, in particolare la sezione Media. Quattordici mesi tutt’altro che qualunque, durante i quali una delle istituzioni riconosciute del giornalismo mondiale ha dovuto affrontare la tempesta di Wikileaks, il taglio di 100 dipendenti, l’assalto delle nuove forme di informazione digitale (qui sotto forma di aggregatori di notizie raccolte da vari siti, incluso quello del Times ovviamente, più che di produttori in proprio), gli scandali dei plagi, il cambio di direttore.

Riuscirà il NYT a resistere? Accadrà davvero che un giorno, non molto tardi, non ci sarà più una copia cartacea di quello come di altri giornali? Queste sono le domande a cui i giornalisti, soprattutto David Carr (esperto di media digitali e vera star del documentario anche a causa della storia personale di droga e dipendenza, che Carr racconta con serenità), cercano di dare risposta. Lo fanno mostrando senza pudore le difficoltà in cui anche una grande testata, la più influente in assoluto, si dibatte: il pianto dei giornalisti appena licenziati, la perdita di credibilità e soprattutto di appeal dal momenti in cui il sito del Times è diventato a pagamento. Frasi, emozioni, considerazioni personali dal valore universale, che tracciano inevitabilmente la strada (in salita e piena di buche) verso il futuro di una professione che, da alcuni mesi anche in Italia, sta perdendo pezzi sempre più importanti. Ecco, prima di lanciarsi all’inseguimento del sogno di una vita, gli studenti di giornalismo farebbero bene a guardare che cosa può diventare il mestiere che sperano un giorno di fare.

Io stesso, comunque, non saprei dare una risposta precisa e definitiva alle domande di fondo del documentario, al di là della mia esperienza personale. Tyler Brulé, il creatore di Monocle, invece una risposta ce l’ha e sembra certa. Nell’ultimo numero del Financial Times, sul quale tiene una rubrica settimanale, The Fast Lane, ha scritto una lettera aperta al prossimo chief executive di WH Smith, una delle più vaste catene di edicole, dandogli qualche consiglio per aumentare gli affari dei suoi negozi. A cominciare da questo:

Print is not dead. Really! Why not learn to lo magazines again and broaden your range. There has been a boom in new publishing but none of it is on your shelves. WH Smith should be a place to discover new titles and not just find the expected.

E adesso tocca a noi

Pubblicato: 21 novembre 2012 in Editoria, GQ, iPad, Media

Dopo tanto parlare, criticare, elaborare, è arrivato il momento di fare, in prima persona. Tra qualche giorno, GQ Italia lancerà una app per iPad: non una semplice replica in pdf, ma un giornale interattivo, ridisegnato per il tablet. Davvero un nuovo modo di leggere GQ. Aspetto critiche, stroncature e, magari, anche qualche complimento.

Questo è il trailer che lo accompagna, realizzato da My Boss Was (autori, tra l’altro, della colonna sonora del reading di Paolo Giordano a BookCity di Milano). Presto altre novità.

Con Jeff Bezos e Diego Piacentini, 31/1/2011

Ha ragione Beppe Severgnini: la risata di Jeff Bezos è un pezzo unico. Non so se definirla una scarica di adrenalina o un suono così profondo da provocare imbarazzo. In ogni caso, è un’esperienza, così come essere fissato dai suoi occhi lucidi di sonno e di genialità, e ascoltare i suoi cliché che però fanno sempre un enorme effetto. Avevo poco spazio per qualcosa che non fosse un’intervista “pop” per un giornale “pop” – in uno slot fra Luca De Biase ed Ernesto Assante, dentro un salottino del Four Season di Milano -, ma un paio di domande extra le ho tenute sull’editoria digitale.

Perché Amazon non ha ancora messo in vendita eBook in italiano?

La nostra visione per i prodotti legati a Kindle è che ogni libro, nato in digitale o trasferito dalla carta, in qualsiasi lingua sia scritto, dev’essere disponibile in sessanta secondi. Stiamo lavorando perché questo accada anche in Italia: ci stiamo arrivando.

E’ ancora convinto che i libri cartacei non sono morti?

I libri rimarranno vivi, ma forse saranno eBook. Chi pensa al libro come a un certo numero di pagine, alla colla e alla rilegatura che le tiene insieme, pensa al contenitore. Il vero libro è ciò che è scritto dentro, è l’opera dell’autore, che si tratti di un saggio o di un romanzo. Quella resterà, la parte fisica è destinata a scomparire.

Kindle è di fatto una cross-platform. Perché non volete rendere il formato .AZW open source, risolvendo così il problema della incompatibilità con l’.epub?

Un formato diviene uno standard con il passare del tempo. Potendo gestire un nostro formato proprietario, siamo stati capaci di innovare molto rapidamente molto rapidamente alcune funzionalità fondamentali di Kindle. Per esempio, il nostro eReader consente di aprire le pagine molto velocemente, di riformattare rapidamente il testo quando un utente cambia le dimensioni del carattere. Queste caratteristiche non sono soltanto utili, ma fanno la differenza fra il nostro eReader e gli altri.

Lei è favorevole o contrario ai DRM?

Lascio agli editori la scelta, non sta a me.

Ma lei, un giorno, vorrà fare l’editore?

Di fatto, Amazon è già partner di alcuni editori indipendenti e ha creato dei supporti per consentire alle case editrici o a singoli autori di pubblicare con facilità i propri eBook.

Che consigli darebbe oggi a un editore di un giornale? Pensa che i giornali cartacei possano sopravvivere?

Tu sei preoccupato di essere qui a intervistarmi? No, immagino, perché sai che cosa chiedermi e sai come si conduce un’intervista. I fondamentali sono gli stessi, bisogna soltanto essere capaci di differenziare i prodotti. Vedo un cambiamento continuo nel mondo della stampa e sono convinto che il cambiamento andrà avanti a lungo. Il consiglio che posso dare agli editori è: sperimentate, presto e spesso.

Kandinsky at the Bauhaus, in mostra al Guggenheim Museum di New York

Tra un quadro di Kandinsky durante il suo periodo di insegnamento alla Bauhaus e uno della Collezione Thannhauser, mercoledì 2 febbraio Rupert Murdoch presenterà finalmente The Daily al Solomon Guggenheim Museum di New York. La scelta della location è indubbiamente molto suggestiva:  il quotidiano nativo per iPad si candida prima ancora di debuttare a diventare un classico della modernità. La scelta (obbligata) del partner con il quale condurre l’evento, Eddy Cue vice presidente degli Internet Services, invece di Steve Jobs, di nuovo malato, può aprire scenari nuovi, strettamente aziendali molto più che legati al carisma personale. A proposito di Cue, Fast Company scrive:

Steve Jobs may own the limelight, but Eddy Cue, 46, holds the key to the Apple kingdom. Cue runs arguably the most disruptive 21st-century Web businesses: iTunes and the App Store, the latter of which is poised to create a $4 billion app economy by 2012.

Quello che si sa finora dell’operazione Apple-The Daily è che:

  • Apple lancerà un nuovo sistema di abbonamenti per i quotidiani, molto probabilmente una funzionalità avanzata all’interno di iTunes che ha richiesto più tempo del previsto per essere sviluppata;
  • The Daily, che nascerà per iPad e non avrà una versione cartacea, costerà 0,99 dollari alla settimana, quanto attualmente si paga per un solo giorno per scaricare (generalmente in versione sfogliatore avanzato del pfd cartaceo) un quotidiano italiano su iPad.
  • Il numero di iPad venduti nel mondo è salito a 17 milioni, dunque la platea potenziale è aumentata rispetto al primo annuncio di Murdoch;
  • Il numero degli abbonamenti ai magazine americani, dopo l’entusiasmo iniziale, è lievemente diminuito.

Per comprendere l’attuale momento del mercato può essere utile anche sapere ì che:

  • Amazon ha annunciato di aver venduto più eBook che libri cartacei: dall’inizio del 2011, per ogni 100 libri tradizionali la più popolare libreria online al mondo ha venduto 115 titoli digitali;
  • Proprio mercoledì 2, ma in una location decisamente meno affascinante quale il suo quartier generale a Mountain View (in diretta su YouTube), Google (con il nuovo Ceo Larry Page sulla scena?) presenterà il sistema operativoHoneycomb, la versione 3.0 di Android dedicata esclusivamente ai tablet.

Non si tratta di un’accelerazione improvvisa, ma di un naturale processo di sviluppo, rispetto al quale non serve mettersi a correre, ma almeno non rimanere completamente fermi.

Judith Bernstein, Are You Running With Me Jesus?, 1967 - Tratta da Luuk Magazine

Faccio qui ciò che potrei fare su Tumblr: trascrivo alcuni stralci di un articolo di Gianluigi Ricuperati pubblicato sulla Domenica del Sole 24ore del 24 ottobre sulla mostra The last newspaper, in corso fino al 9 gennaio 2011 al New Museum di New York. Continuo a riflettere sull’importanza dei contenuti rispetto all’emotional publishing o alla convinzione che va diffondendosi che l’approdo al digitale mobile debba comportare un impatto prevalente della grafica e del design rispetto ai contenuti testuali. Sono d’accordo con Ricuperati quando scrive:

E’ ormai un luogo comune che i giornali siano in crisi. Ma le crisi sono anche uno scherzo ottico che consente di vedere davanti e dietro allo stesso tempo, e illuminare ciò che sembrava già assai chiaro, e mettere in stato di evidenza le zone di cui non avevamo mai avuto cura.
(…) Non ci sarà mai un ultimo quotidiano. La rete, o gli spazi urbani, o finanche le più futuribili piattaforme dell’editoria di domani dovranno essere soprattutto mezzi e non messaggi.

Anche il resto è importante, non solo da un punto di vista filosofico:

I giornali sono una specie di tutto. Sono una specie del tutto. Sono una specie del tutto a rischio – e non parlo solo del fatidico passaggio fra carta e bit, né del calo degli investimenti pubblicitari o altro. Parlo della destinazione d’uso profonda dei giornali, che è la totalità dei viventi in un certo contesto linguistico/geografico e in un dato tempo. Il bello di scrivere su un giornale generalista è che quel breve sacco di informazioni tipografate e sistemate sotto i tuoi occhi non sono mai solo per i tuoi occhi.
(…) La dicotomia fra rete e giornali per alcuni potrà potrà vedere perdenti i secondi e vincente la prima, ma quando si tratta di convertire l’energia in materia concettuale – storie, idee, cose da dire e da pensare – i giornali si rivelano tuttora una necessità epistemologica, ancor prima che civile e culturale: al loro meglio, i giornali sono poeti collettivi e anonimi che cantano il rispetto dovuto a ciò che esiste. Fanno sì che una cosa non muti senza una ragione in un’altra.