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R7, il meglio di Repubblica su iPad

Pubblicato: 18 dicembre 2010 in Senza categoria

L'app di Repubblica R7

Da domani per iPad ci sarà il meglio della settimana su R7, una app gratuita: la risposta di Repubblica alle aggressive strategie digitali del suo principale corrente…

Il 60% dei discorsi, pochi e brevi per la verità, che sono stati pronunciati questa sera al cocktail natalizio degli autori Rizzoli verteva su e-book e iPad, sulla lettura digitale che si diffonde in maniera inevitabile, eccetera eccetera. Sia chiaro, niente di particolarmente nuovo, ma mi colpisce la quantità di attenzione formale dedicata all’argomento, soprattutto in proporzione all’attenzione concreta (si legga: investimenti di denaro e risorse, strategie e progetti) nella produzione e nell’ideazione di prodotti editoriali “nativi”.

Un paio di novità mi sembra che siano comunque venute fuori altrove.
1. Sul Domenicale del Sole 24 ore del 12 dicembre, Riccardo Cavallero, di Mondadori, mi pare parli per la prima volta di una “rivoluzione nei metodi di consultazione”:

Nel mondo cartaceo si fa il prezzo di copertina per singolo contenuto, nel digitale l’accesso ai contenuti si farà per tipologie. Immagino una sorta di abbonamento con quota associativa, con selezione da un vasta offerta proposta dall’editore, come fanno le pay-tv.

L’idea, coerente con il modo di concepire il mercato da parte dei grandi editori, è abbastanza discutibile, non foss’altro perché ancora una volta si cerca di mutuare un modello che può aver funzionato altrove (peraltro in assenza di concorrenti), ma non è affatto detto che funzioni anche con i libri, dove molto spesso l’acquisto è d’impulso, occasionale, sfugge a una logica di fidelizzazione nei confronti degli editori quanto piuttosto a favore di alcuni autori. Acquistare libri è spesso il frutto di una ricerca o di una scoperta che ricorda molto le dinamiche della navigazione in Rete, per associazioni mentali più o meno deliberate e preventivate.
2. Molto più in concreto, Laterza dedica un nuovo sito all’editoria scolastica, con un’integrazione ancora più forte tra libro e internet e la possibilità per gli insegnanti di scaricare contenuti didattici gratuiti e fruibili anche in formato .ePub.


Mentre Tommaso Pellizzari (si) chiede se siamo pronti e disposti ad accettare un po’ di pubblicitá dentro gli e-book pur di pagarli meno o averli addirittura gratis, ecco la prima pubblicità iAd su iPad. Riguarda il lancio di Tron:Legacy, in uscita in Italia il 29 dicembre. Per ora il megapromo (contiene trailer, colonna sonora, fotogallery, possibilitá di salvare le foto o inviarle via mail, e altri contenuti ancora) si vede solo negli States e in alcuninPaesi europei. L’Italia è esclusa.

Ne hanno scritto: Cnet | Melablog | Ad Age (via Mark Glaser)

Dialogo sul Project / 2

Pubblicato: 2 dicembre 2010 in Editoria, iPad, Senza categoria

Questa è la mia risposta a Luca Pianigiani (che ringrazio qui):

Luca, per alcune cose sono d’accordo con te, non a caso avevo parlato di prime impressioni. E non a caso avevo sottlineato più che altro quella che mi sembrava la principale novita di Project: l’avvio di un servizio giornalistico non da una pagina bensì da un video o comunque da un evento multimediale, se mi è concessa la definizione. Il gioco dello spostamento della sabbia (o della polvere) per scoprire un titolo, poi, si può interpretare come un tentativo autoironico di partire da una pagina tradizionale trasformandola in uno spazio.
Quanto al doppio orientamento, proprio perchè ho il desiderio di studiare e di capire, ho partecipato a tre seminari, tra i primi che sono stati organizzati in Italia, e tutti gli insegnanti hanno sottolineato la necessitá di pensare a una pubblicazione con due layout alternativi: stessi contenuti, doppia impaginazione. Se penso a contenuti che si integrino nelle due versioni (50% verticale + 50% orizzontale) mi immagino mentre consulto una app del genere: dopo aver ruotato l’iPad una prima e una seconda volta, forse alla terza avrei perso la voglia; guardandomi da fuori, inoltre, mi sentirei un po’ come un personaggio delle comiche degli Anni 30 che continua a girare come un matto un oggetto perché non capisce quale fosse il capo e quale la coda (chiedo scusa per la banalitá, ma è la prima immagine che mi è venuta in testa).
Vanno bene l’emozione, la bellezza e l’impatto, sono d’accordo sulla necessitá di uscire dalle logiche rigide della lettura sequenziale e sull’opportunitá di usare piuttosto stanze, aree o una rete di collegamenti (che possono essere mentali, interdisciplinari, ecc.) come fa ad esempio Eureka del Times, ma tutto questo deve comunque consentire di usufruire meglio dei contenuti e non fermare l’utente alla superficie, sia pure affascinante. La mia esperienza personale è che, dai dieci giornali che ho comprato in app su iPad nell’ultimo mese, non ho letto più di due articoli fino alla fine: mi sono lasciato prendere dalla ricerca dell’interattivitá, dei video, delle animazioni, delle cose belle ed emozionanti, insomma, senza acquisire concretamente granché. Mi ritrovo, dunque, nella maggioranza del campione di un recente studio secondo il quale chi legge un contenuto sul Kindle lo ricorda meglio e piú a lungo di chi lo legge su iPad.
Il design, la trovata grafica, l’ohhhh multimediale dovrebbero aiutare a comprendere i contenuti, non a sviare l’attenzione verso il puro effetto emotivo. E forse questo è il compito più difficile per chi, come me ad esempio, sta cercando di capire come potersi trasformare da produttore di testi piú o meno ben confezionati sulla carta a produttore di contenuti multimediali ugualmente efficaci su un supporto che offre molte piú possibilitá di fruizione (sempre che questo serva a qualcosa… ma è un’altra storia).
Luca, spero che la condivisione del mio pensiero possa essere utile. Giá qualche giorno fa, commentando su Buzz un altro mio post, mi avevi accennato al fatto che stai sperimentando in questo campo. Ti avevo chiesto altre indicazioni e te le richiedo adesso: se può esserti utile, sono qui; per me, lo sarebbe molto.

Dialogo sul Project / 1

Pubblicato: 2 dicembre 2010 in Editoria, iPad, Senza categoria

Non amo i post troppo lunghi, dunque dividerò qui in due lo scambio di opinioni tra Luca Pianigiani e me a proposito del post sulle prime (buone) impressioni sul Project avvenuto sul gruppo EBookLab Italia di Linkedin. Scrive Luca:

Oggettivamente, non trovo una grande innovazione in questo progetto. C’è un piccolo passo in avanti, ma ci sono ancora troppi vincoli di una progettazione che nasce dalla carta… anche se in questo caso nemmeno c’è un prodotto cartaceo che deve essere “convertito”. Non voglio che questa frase venga vista come polemica, ma solo come stimolo per tutti (sopporto poco quelli che pensano di saperle “tutte”, in questo campo in particolare…. siamo tutti studenti, nessuno è professore).

Mi domando, per esempio, che senso ha sviluppare una rivista duplicandone i contenuti in orizzontale e in verticale: capisco (ma non accetto) che questa necessità sia una soluzione accettabile nella conversione di un contenuto di una rivista cartacea che nasce inevitabilmente con un solo orientamento, ma in un progetto che parte da zero, perché non inserire dei contenuti diversi e sfruttare davvero l’orientamento orizzontale e verticale dal punto di vista della comunicazione? Banalmente, se ci sono 100 contenuti, perché non farne 50 in orizzontale e 50 in verticale? Perché proseguire, poi, su una metafora – quella della pagina – che non ha senso nel digitale? Su un magazine digitale, io preferisco parlare di “aree”, di “stanze”, non di pagine.

Ogni rivista digitale che esce è un piccolo passo in avanti. A volte le cose migliori si trovano nelle “sfumature”: per esempio, Living di Martha Stewart offre una serie di piccole “chicche” che non sono rivoluzionarie, ma sono ben pensate dal punto di vista della bellezza e dell’impatto (c’è una foto di una modella che gioca con delle bolle di sapone, sono tre scatti montati come “animazione”, il risultato è affascinante… semplice, ma gradevole: non dobbiamo cercare sempre l’innovazione nella tecnologia, ma nelle nuove emozioni che possiamo trasmettere).

In attesa di “rivoluzioni”, che richiederanno anche uno sforzo da parte del fruitore e non solo da parte del progettista (a volte c’è da domandarsi quanto gli utenti sono in grado di affrontare nuove esperienze, ed è una domanda che mi pongo tutti i giorni, nel nostro lavoro di progettazione e di ricerca), cerco di trovare in ogni nuova rivista digitale che esce nuovi stimoli, accettando il fatto che sono sviluppati (e pensati) con il contagocce. Project non posso e non riesco a definirlo “nuovo”, è rigido, legnoso… ma speriamo cresca, come tutte le altre pubblicazioni. Nel frattempo, qui da noi, lavoriamo giorno e notte per chiudere il nostro esperimento che tra qualche giorno verrà inviato per accettazione su Appstore (e non solo), nella speranza di poter essere un’altra piccola goccia (ma specialmente un approccio diverso) in un fiume che ancora diventare forte, per ora è un rigagnolo.

La condivisione del pensiero, in questo settore, è davvero importante. Troppo si sta facendo senza pensare, o quantomeno…. pensando poco 😉